L'altroieri, trovandomi alla stazione in procinto di prendere il treno, sono entrata in edicola con l'intento di comprare una rivista, finendo per acquistare Glamour. A pagina 122 del numero di aprile 2013 c'è infatti un articolo intitolato #FEMMINISMO, ed ero incuriosita dal modo in cui una rivista femminile potesse trattare un argomento delicato come questo.
L'articolo comincia con una brevissima intervista alla commessa della Tuba, libreria/negozio erotico di Roma. L'intervistata sostiene che "la rete è l'arma appuntita delle nuove generazioni", e più o meno tutte le successive 4 pagine sono orientate a dimostrare questa tesi, fornendo dati ed esempi e interpellando blogger e attiviste. In una breve intervista a Clarence Edgard-Rosa, giovane autrice del blog pouletrotique.com, si legge "[...] l'istruzione è l'arma più efficace contro il sessismo. Se le ragazze crescessero ambiziose e audaci, avrebbero maggiori probabilità di difendersi da sole e far sentire la loro voce." Mi sembra una frase molto condivisibile, assieme a quest'altra che si può leggere nell'intervista all'attrice Zooey Deschanel a pagina 88:"Perché non possiamo essere allo stesso tempo femminili e femministe, e avere successo?". Queste affermazioni mi sembrano condivisibili perché credo che il femminismo abbia poco a che vedere con il non depilarsi le ascelle e il bruciare reggiseni, e si debba occupare di questioni decisamente più importanti tipo i diritti, le pari opportunità, l'indipendenza, il rispetto per sé e per gli altri.
Tuttavia, sfogliando la rivista, sono finita a pagina 390, dove è proposto il seguente titolo: Le cattive ragazze hanno orgasmi migliori del tuo.
Vi riporto alcune frasi:
"Le cattive ragazze [...] hanno capito che premia di più soddisfare i bisogni che le aspettative"
"[Le cattive ragazze] difendono la propria dignità dal comune senso del peccato"
"La cattiva ragazza è sempre lucida quando si chiede Lo voglio o no?"
"Le cattive ragazze hanno capito meglio di che cosa hanno bisogno per stare bene e hanno capito che il benessere dipende dall'impegno che ci mettono loro, prima ancora che da quello che ci metterà il partner, occasionale o fisso che sia".
Praticamente quello che si intende qui è che quelle che sono chiamate cattive ragazze hanno grande rispetto per se stesse, una personalità salda, consapevolezza di sé, capacità critica e intraprendenza. Che invece a me sembrano tutte caratteristiche splendide, che non attribuirei mai a una cattiva ragazza ma piuttosto a una ragazza eccezionale.
Ecco, forse il problema parte anche da qui. Si dice che l'ambizione e l'audacia sono importanti, ma poi si diffonde l'idea che una donna sicura e consapevole di sé sia una cattiva ragazza. Quindi immagino che per brave ragazze si intendano quelle remissive che lasciano decidere l'uomo. E, soprattutto, immagino che chi si gode il sesso non possa essere una brava ragazza. Inevitabilmente si delinea l'immagine di una voluttuosa diavolessa, di una furba Circe mangiauomini (con le unghie laccate come si consiglia a pagina 173).
L'ambizione e l'audacia, almeno secondo l'intervistata Clarence, derivano dall'istruzione. Mi sono chiesta a che cosa le donne affidino la propria istruzione, soprattutto quella che riguarda la sessualità.
Mi sono dunque fatta raccontare una lezione di educazione sessuale da degli ex compagni di liceo di qualche anno in meno (quando io andavo alle superiori, questo genere di lezioni nemmeno esisteva). Gli incontri avvengono all'ultimo o al penultimo anno, quando ormai la maggioranza degli studenti si è già giocato la carta verginità, e consistono in una carrellata di immagini di genitali deturpati dalle malattie veneree, la distribuzione di preservativi da infilare su ortaggi vari di fronte a tutta la classe - tanto per non collegare il sesso protetto a un'esperienza sociale traumatica - e una lezioncina di anatomia base ("questi sono i testicoli", wow grazie tante). Nessun discorso sull'importanza della consapevolezza di sé, nemmeno un accenno all'autoerotismo come mezzo di conoscenza del proprio corpo; a sentirne i resoconti, sembra che le lezioni siano tutte finalizzate a dissuadere i giovani dall'avere rapporti sessuali, anziché insegnare il rispetto per se stessi e promuovere così un atteggiamento responsabile.
Con delle premesse del genere, non mi sorprende che la maggior parte delle ragazze e delle donne si affidi alle riviste e al web per chiarire i propri dubbi sulla sessualità. Anzi, a voler ben vedere, lo speciale sul sesso della rivista Glamour è proprio denominato Sesso: lezioni. Ma se in queste "lezioni" l'idea di una donna sicura della propria personalità e del proprio corpo, priva di vergogna e senso di colpa viene associata all'etichetta di cattiva ragazza, allora stiamo fresche.
L'immagine della cattiva ragazza come donna forte e indipendente è molto diffusa: basti pensare al numero di pornoattrici che si definiscono femministe. Considerarle un riferimento però è rischioso: certo avremmo come modello donne che apparentemente non si vergognano di nulla, men che meno del proprio corpo; ma esse ne propongono un'immagine iper-sessualizzata e molto stereotipata, e mentre questo può funzionare bene nell'industria del porno, al di fuori del mondo dello spettacolo è preoccupante che la sessualità esagerata diventi uno dei modi attraverso cui le donne cercano di affermare la propria identità. Certo è che c'è ancora molta strada da fare in un Paese dove sembrano poter fare carriera solo donne dalla sessualità marcata, mentre quelle che accentuano meno questo aspetto vengono denigrate anche dagli uomini (vi ricorderete tutti delle grottesche barzellette di Berlusconi). Questo dimostra che una corretta educazione è importante non solo per le femmine, ma anche per i maschi.
Alla luce di tutto ciò, mi sembra che non esista un vero punto di riferimento per nessuno, donna o uomo che sia.
Le lezioni a scuola sono inefficaci e ci spaventano inutilmente; gli articoli sulle riviste sono contraddittori e superficiali; il web è vasto, siamo circondati da un ciclone di informazioni e di dati ma manca qualcuno che ci insegni a interpretarli, filtrarli e leggerli con occhio critico.
Insomma, riusciremo mai a dissolvere la nuvola minacciosa sull'immagine di una donna sicura, consapevole e responsabile sia fuori che dentro il letto? Smetteremo di pubblicare articoli controproducenti - scritti da donne, per giunta - solo per riempire lo speciale sul sesso delle riviste femminili?
Vi lascio con questi interrogativi.
(E con un consiglio. C'è un libro molto interessante chiamato Guide to getting it on!, tradotto in italiano come Generazione sex, di Paul Joannides&Goofy Foot Press, edizioni Il Saggiatore. E' un manuale informale ma preciso su tutto ciò che dovreste sapere su sessualità, femminilità, mascolinità e dintorni, usato - purtroppo non ancora in Italia - per le lezioni di educazione sessuale in alcuni Stati americani. C'è una bella pagina di Wikipedia che vi spiega, in inglese, di cosa si tratta esattamente. Leggetelo.)
